GBP USD: torna la forza del dollaro americano?

GBP USD: torna la forza del dollaro americano? La recente price action ci mostra un evidente deterioramento del quadro tecnico.

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L’economia americana non è in grado di sostenere un rialzo dei tassi dello 0,25%, o almeno momentaneamente, i dati macroeconomici hanno evidenziato un notevole rallentamento della crescita sia in termini di inflazione che in termini di nuovi occupati rispetto ai mesi precedenti: l’economia inglese riuscirà a mantenere le previsioni di un rialzo dei tassi nella prima parte del 2016? Analizziamo cosa ci sta indicando il prezzo: giudice imparziale dei mercati finanziari:

Il “cable”  è un’altra valuta molto correlata ai prezzi del petrolio, in Scozia infatti, precisamente ad Abeerdeen, risiede la maggior riserva petrolifera per tutta la zona euro, è chiaro quindi che una discesa dei prezzi del petrolio non può sostenere la sterlina. Analizzando il grafico notiamo una bella discesa in 5 onde dal livello 1,72 partita a luglio 2014: il movimento è sicuramente un movimento di tipo impulsivo: nella seconda parte del 2015 abbiamo assistito ad un rimbalzo tecnico delle quotazioni, che molto probabilmente può essere classificato come un’onda 2 di correzione.

L’area psicologica situata in zona 1,6, ha respinto infatti il rimbalzo tecnico, portando nuove vendite su questo cross: l’analisi delle onde di Elliott ci indica che, il movimento 1,6 – 1,5115, è un primo impulso ribassista: il rimbalzo 1,5115 – 1,546 si è formato in 3 onde confermando il trend ribassista principale. Nei prossimi giorni quindi, potrebbe partire un’onda 3 di 3 e potremmo osservare un forte storno del cable con target nuovi minimi sotto 1,45.

Solo una rottura di area 1,566 può invalidare la view ribassista sul cable per il momento.  Ritengo perciò molto improbabile, un rialzo dei tassi da parte della Bank Of England, anzi fino a quando i prezzi del petrolio resteranno al di sotto di 60 usd al barile il target dell’inflazione al 2% non è ipotizzabile. Il target del 2% è stato fissato dalla banche centrali come tasso di equilibrio per una crescita sostenibile, per cui prima di ipotizzare un rialzo dei tassi dovremmo assistere ad una ripresa dell’inflazione

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